Frattura trochite omerale: cos’è e come si cura

Lo scheletro umano è formato da circa 200 ossa; di queste alcune sono facilmente visibili come il femore, altre piccolissime come l’incudine il martello e la staffa. Fra le ossa piccole e poco conosciute, è estremamente importante il trochite omerale, un ossicino della spalla intervallato da tre tendini che oltre a formare l’anatomia della spalla insieme a scapola e clavicola, rende possibili dei movimenti, come cambiare la marcia in auto, pettinarci i capelli dalla radice, lanciare il peso, nuotare a stile libero o darci la giusta spinta quando sciamo: nel 2013 la sciatrice francese Anne Sophie Barthet, rinunciò a delle gare proprio a causa di questo infortunio.

Cos’è il trochite omerale ?

Il trochite è una piccola porzione dell’omero che può fratturarsi per l’osteoporosi, per incidenti sportivi o per brutte cadute. La tipologia di caduta tipica è quella a braccio teso, dove per cercare di difendere il corpo, si carica l’arto con torsioni innaturali ed eccessive, che fanno staccare l’osso dall’omero.

Cosa provoca la frattura del trochite omerale

La frattura di quest’osso provoca dolore intenso, che talvolta può causare svenimento in chi subisce il trauma: si pensi che sulla scala che misura il dolore, la scala VAS, che ha valori fra 1 e 10, la frattura del trochite provoca un dolore fra 8 e 9; in alcuni casi compaiono anche ematomi e tumefazioni all’altezza o immediatamente sotto la spalla, o al centro del bicipite e si accusa l’impossibilità di muovere l’articolazione della spalla e la limitatezza di certi movimenti. Proprio per la posizione strategica in cui si trova, occorre intervenire tempestivamente, per evitare un danno biologico importante e problemi di invalidità.

Frattura del trochite: come riconoscerla

L’unico esame che può confermare la presenza di questa frattura è la radiografia, che permetterà di vederne anche il livello di gravità; nella maggior parte dei casi, l’osso resta abbastanza in sede e quindi non necessariamente operabile; se invece l’osso fuoriesce dal suo alloggio o la frattura è scomposta, è necessario intervenire chirurgicamente, ma i tempi di recupero si allungano poiché in questi casi è anche l’articolazione della spalla ad essere compromessa.

In quest’ultimo tipo di lesioni, definite per questo complesse, il chirurgo ortopedico può richiedere una TAC pre-operatoria: con questo esame infatti riuscirà ad esaminare con scansioni a varie livelli la condizione della spalla, ricostruendola anche in 3D con i macchinari di ultima generazione, così da avere un quadro clinico più chiaro prima di intervenire sul complesso articolare della spalla.

Frattura trochite omerale: serve il tutore 

La soluzione migliore per una frattura composta (cioè senza frammentazione dell’osso) è immobilizzare il braccio con un tutore appositamente studiato, molto voluminoso che permetterà all’articolazione della spalla di rimanere aperta a 45 gradi e di tenerlo quante più ore al giorno è possibile, se si riesce anche di notte.

Frattura trochite omerale tempi di recupero

I tempi di recupero possono variare da 20 giorni a 90-120 giorni: molto dipende dal paziente (età, stato di salute delle ossa, sesso), dal tipo di frattura (composta o scomposta) e dalla grandezza della frattura dalla sua storia clinica e dalla sua velocità di recupero dall’infortunio.  

Frattura trochite omerale riabilitazione 

Dopo che la frattura si è ricomposta, sia con intervento chirurgico sia naturalmente, va poi effettuata assolutamente una fisioterapia mirata e specifica, volta ad avere il recupero totale dei movimenti della spalla, della sua articolazione omero-clavicola e della sua muscolatura.

Lo specialista può consigliare di affiancare al lavoro del fisioterapista anche ulteriori metodi per alleviare il dolore come l’idroterapia (poiché l’arto in acqua si trova in una condizione di assenza di peso e non avverte dolore), la magnetoterapia (che con l’energia dei magneti può accelerare la guarigione delle fratture comodamente a casa del paziente), la crioterapia (cura col freddo), la termoterapia e la tecarterapia (cura col caldo) e ultrasuonoterapia (con gli ultrasuoni).

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