Giornata mondiale del sonno per combattere l’insonnia e gli altri disturbi

Il 15 marzo 2019 si celebrerà l’11MA Giornata mondiale del sonno, un evento annuale nato nel 2008 che si propone di celebrare il sonno e di riflettere su aspetti importanti legati ad esso, come l’insonnia e gli altri disturbi. Organizzato dalla World Sleep Day Committee della World Sleep Society (fondata da WASM e WSF), si svolge il venerdì precedente l’equinozio di primavera e mira ad una maggiore attenzione sul peso dei problemi del sonno, tramite una migliore gestione e sopratutto la prevenzione dei disturbi ad esso collegati.

Sintomi dei disturbi del sonno: come riconoscerli

In base ai sintomi, i disturbi del sonno si suddividono in ipersonnie (eccessiva sonnolenza diurna), parasonnie ( disturbi della fase rem), disturbi del ritmo sonno-veglia (il soggetto non riesce a dormire quando lo desidera o quando sarebbe tenuto a farlo), la sindrome delle apnee notturne, la sindrome delle gambe senza riposo anche se il disturbo del sonno più frequente è l’insonnia.

Insonnia

Chi ne è affetto non riesce ad addormentarsi o a dormire un numero di ore sufficienti, rigirandosi nel letto ed innervosendosi per questo motivo. In base alla sua presentazione, parliamo di insonnia iniziale (se si ha difficoltà ad addormentarsi), insonnia intermittente (se si hanno frequenti risvegli durante la notte) insonnia terminale (se si ha un risveglio precoce e non ci si riesce più ad addormentare). In base alla durata, parliamo di insonnia transiente se dura solo pochi giorni (ed è legata per lo più ad un fattore di stress come ad esempio un’ interrogazione scolastica, l’avvicinarsi di un esame universitario o di una scadenza di lavoro); di insonnia acuta se dura circa un mese, di insonnia cronica invece se supera il mese. Se l’insonnia è acuta o cronica, il paziente può andare incontro al cosiddetto “debito di sonno” un accumulo cioè di sonno arretrato che influenzano negativamente le capacità fisiche ed intellettive e predisporre a patologie gravi. In casi del genere, si consiglia perciò di effettuare si consiglia una visita neurologica dove si potrà essere sottoposti ad un elettroencefalogramma sia in condizioni di veglia che dopo deprivazione di sonno notturno per valutare lo stato di salute del nostro cervello e assicurarci così un futuro più tranquillo.

Tablet , luce blu e cellulare: portano insonnia?

Ad oggi non è raro avere un brutto rapporto con il letto: si parla di un adulto su due e sette ragazzi su dieci che la sera non riescono proprio a prendere sonno. Questo fenomeno, ribattezzato Vamping (per la tendenza al non dormire come i vampiri) si è enormemente amplificato a causa della pessima abitudine (specie fra gli adolescenti) di restare svegli durante le ore serali e notturne nella penombra di tablet, pc e telefoni per chattare, giocare, interagire sui social network o guardare video.

Il buio infatti serve a preparare l’organismo al riposo; recentemente sono stati scoperti nuovi recettori sulla retina che all’abbassarsi della luminosità esterna , inviano segnali al cervello per la produzione di melatonina, il cui livello è massimo fra le 2 e le 4 di mattina. La luce blu dei dispositivi elettronici interferisce sulla produzione della melatonina, che altera il ciclo fisiologico sonno-veglia, causando non solo problemi di vista ma anche stanchezza ed irritabilità; per questo motivo l’American Academy of Sleep Medicine è fra gli enti che sta spingendo i produttori di dispositivi tecnologici a creare modelli di prodotti che abbiano una retroilluminazione di colore rosso; le luci rosse infatti interferiscono sulla produzione di melatonina molto meno rispetto a quelle blu.

I primi effetti a breve termine si riscontrano sulla nostra pelle: il poco sonno o il sonno disturbato, aumentano la presenza dell’ormone dello stress, il cortisolo, che non solo causa irritabilità, ma inibisce la formazione di collagene, responsabile della compattezza del viso e dell’elasticità della pelle. Con meno collagene, il nostro colorito appare subito spento, con formazione di rughe ed occhiaie.

Conseguenze privazione di sonno sul lungo termine

Secondo il neuroscienziato inglese Matthew Walker, gli effetti di una cattiva qualità del sonno sarebbero deleteri sul lungo periodo. Insegnante a Berkley ed autorità nel settore, nel 2017 ha pubblicato il libro “Why we sleep” , che ha avuto una grande risonanza internazionale. In questo libro Walker mette in relazione la diminuzione del sonno con l’aumento progressivo di alcune patologie: il sonno è considerato erroneamente una perdita di tempo poiché ci renderebbe meno produttivi; ma la sua riduzione progressiva sta portando ad una vera e propria “Epidemia da privazione di sonno” che renderebbe nel tempo meno latenti patologie gravi che vanno dalla schizofrenia alla depressione e croniche come Alzheimer e obesità.

Quanto bisogna dormire per stare bene

Secondo il professore, l’ideale sarebbe dormire in media otto ore a notte
(considerando che in linea di massima si passa dalle 16-18 ore al giorno dei neonati ad arrivare alle 7-8 ore al giorno per adulti e anziani, anche se la quantità di sonno “giusto” varia da persona a persona, purchè ci si senta riposati) , ma nei paesi industrializzati due terzi della popolazione non arriva nemmeno a sette soglia sotto la quale aumentano il rischio di ammalarsi.

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  1. […] L’elettroencefalogramma o esame elettroencefalografico è un esame non invasivo dove si posizionano degli elettrodi sul cuoio capelluto del paziente per monitorare l’attività elettrica del cervello, rilevandone le zone in cui ci sono modificazioni ( i cosiddetti Foci Epilettogeni). E’ il primo esame che si effettua, poiché permette di rilevare il 90% dei casi totali, perciò la presenza di onde anomale dà certezza d’epilessia, permettendo di distinguere la manifestazione epilettica da quella non epilettica. Per far si che le anomalie si palesino nell’ EEG, si può far effettuare l’esame durante il sonno o al contrario in condizione di privazione del sonno. […]

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