Pap-test, alleato delle donne

In Italia ogni anno la popolazione femminile in una fascia di età compresa fra 15 e 70 anni si sottopone al pap-test, per controllare la buona salute dell’utero e della cervice uterina e grazie a questo semplice esame di screening la mortalità per i tumori dell’utero è diminuita drasticamente, permettendo ai medici di intervenire su stadi del tumore silenti molto precoci. Ma cosa è esattamente?

Cos’è il Pap-test

Il nome Pap-test deriva dalle iniziali del cognome del suo creatore, l’anatomista greco Georgios Papanikolau (infatti il nome completo del test è proprio Pap-test Papanikolau) che negli anni Quaranta creò questo metodo d’indagine per studiare da un punto di vista citologico (cioè di forma e struttura delle cellule), il prodotto di esfoliazione degli epiteli uterini. Papanikolau inoltre sviluppò un metodo di colorazione tricromica per trattare questi campioni di cellule, chiamato colorazione di Papanikolau, usato con qualche piccola variazione ancora oggi.

Questo metodo permette di colorare i nuclei, il citoplasma e la cheratina con colori che vanno dal rosso-viola al blu, permettendo già a prima vista di capire da come si colora se c’è qualcosa che non va e di conservare il risultato per anni.
Perciò ancora oggi il Pap -test è un valido strumento alla diagnosi precoce dei tumori dell’utero, che purtroppo danno sintomi solo quando sono in fase avanzata e le possibilità di sopravvivenza sono ridotte.

Pap-test: a cosa serve e dove si effettua

Il pap-test perciò permette di individuare la presenza di anomalie delle cellule uterine che precedono anche di anni la comparsa del tumore vero e proprio.  Inoltre permette anche di rilevare le infezioni sessualmente trasmissibili da HPV (il virus del papilloma), la cui presenza se non eradicata predisporrebbe allo sviluppo nei decenni successivi dei tumori dell’utero, poichè la presenza di questo virus causa anomalie nelle cellule uterine.
Il pap-test si può effettuare presso gli studi medici privati dei ginecologi, presso gli ospedali o gli ambulatori di ginecologia.

Pap test: ogni quanto tempo ripeterlo

Il primo pap test si dovrebbe eseguire di norma dopo aver avuto i primi rapporti sessuali (per controllare appunto che non ci sia stata trasmissione dell’HPV), ma spesso molte donne aspettano dopo il venticinquesimo anno di età. E’ un test che può essere effettuato anche in gravidanza, se il ginecologo lo ritiene opportuno.

Dal primo pap test, se i risultati sono nella norma (cioè se il pap-test è negativo), si ripete ogni tre anni.

Se invece il pap test è positivo, non occorre allarmarsi, poiché potrebbe semplicemente indicare la presenza del virus del papilloma o di un test falsamente positivo (in qualche caso può succedere); perciò si ripeterà il test dopo un tempo che va da uno a sei mesi: se anche in quel caso dovesse dare esito positivo, si farà ricerca genetica del virus del papilloma e da lì poi si procederà alla terapia più adeguata e si dovrà ripetere il pap-test con maggiore frequenza (una volta ogni sei mesi o una volta l’anno), specie se oltre al test positivo si ha più di 40 anni: è questa infatti la fascia di età femminile esposta a rischi maggiori.

Pap test: quando non farlo

Il test non si può eseguire durante le mestruazioni, poiché la presenza di sangue sul vetrino ne ostacolerebbe la lettura, rendendolo illeggibile. Allo stesso modo si sconsiglia di farlo se non sono passate 48 ore dall’ultimo rapporto sessuale: la presenza di sperma maschile sulle cellule ne potrebbe alterare il risultato. Allo stesso modo, se si sta effettuando una terapia con creme o ovuli vaginali, si può incorrere in falsi positivi; in quel caso, per avere un test valido, occorre che la terapia sia terminata almeno dodici ore prima del prelievo. Quindi quando si pianifica di effettuare questo screening, occorre ricordare queste semplici controindicazioni.


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  1. […] biopsia e a lettura del microscopio, per poter analizzare meglio le anomalie cellulari. Come per il pap-test , anche la colposcopia può essere eseguita in gravidanza senza rischi per il feto; non si può […]

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