Cos’è l’Epilessia? Conosciamo le cause e cosa fare

L’ 11 febbraio 2019 si celebra la Giornata Internazionale per l’Epilessia, promossa in Italia dalla Fondazione Epilessia Lice. L’epilessia è una delle sindromi neurologiche più diffuse al mondo e ne esistono molteplici forme. In Italia ne soffre mezzo milione di persone (quasi un italiano su cento) e ogni anno vengono registrati venticinquemila nuovi casi.

Scopo della Giornata è quello di promuovere una corretta informazione sensibilizzando l’opinione pubblica sulla malattia e le sue manifestazioni; è necessario infatti conoscerla meglio, poiché chi ne è affetto, spesso è ingiustamente discriminato a causa di pregiudizi e ignoranza. Bisogna sapere che nel 75% dei casi diagnosticati, il soggetto epilettico, grazie ad una terapia farmacologica da seguire a vita, conduce un’esistenza perfettamente normale e possono trascorrere anche anni fra una crisi epilettica ed un’altra.

Tipi di epilessia

L’epilessia è dovuta ad un funzionamento anomalo di alcuni neuroni, che inviano scariche elettriche anomale. Nella maggior parte dei casi, non si sa quali sono i fattori scatenanti delle sindromi epilettiche. Nel 30% dei casi restanti, però le cause possono essere ricondotti a tumori, ischemie, in seguito a traumi, infezioni e stati tossici; talvolta i fattori scatenanti sono lo stress, la carenza di sonno, la sollecitazione di particolari luci o suoni.

I tipi di epilessia possono essere classificati in base alle aree che coinvolgono il cervello; perciò parliamo di crisi generalizzate o crisi parziali.

Crisi generalizzate

Rappresentano le tipologie più frequenti di epilessia. Sono chiamate così perchè la crisi può iniziare in una sola parte del cervello e poi diffondersi in toto o cominciare simultaneamente in tutto il cervello. Fra le crisi generalizzate distinguiamo:

  • grand mal (grande male): abbiamo qui una scarica elettrica massiva dei neuroni di entrambi gli emisferi cerebrali. Fra i sintomi abbiamo: perdita di coscienza, convulsioni tonico-cloniche (cioè convulsioni con un alternarsi di rigidità e rilassamento dei muscoli), perdita dell’equilibrio, incontinenza urinaria, cianosi (prendere un colorito bluastro per la carenza di ossigeno);
  • petit mal (piccolo male): sono crisi non convulsive, che si manifestano con l’assenza: la persona infatti perde consapevolezza del contesto in cui si trova, si immobilizza. E’il tipo di epilessia più frequente dell’infanzia (di solito scompare con la pubertà) e le crisi durano dai 5 ai 30 secondi;
  • crisi miocloniche: non c’è perdita di conoscenza, poiché le crisi coinvolgono la corteccia motoria del cervello, causando contrazioni muscolari e tremori localizzati;
  • crisi atoniche: si ha perdita del tono muscolare e il soggetto cade senza motivi apparenti;
  • stato epilettico: caratterizzato da crisi lunghe e frequenti, tra le quali il soggetto resta incosciente. In questo caso, il soggetto va portato al pronto soccorso, poiché occorre intervenire tempestivamente.

Crisi Parziali

Sono causate da un attività elettrica anomala in un’area precisa del cervello: i neuroni nella zona coinvolta iniziano ad emanare impulsi elettrici anomali, per motivi ancora non noti nella maggior parte dei casi. Questi tipi di epilessia perciò danno manifestazioni diverse, in base alle aree celebrali coinvolte, ma si suddividono in due gruppi principali:

  • crisi parziali semplici (o focali o jacksoniane): sono di breve durata e non c’è perdita di conoscenza. Chi ne è affetto, durante queste crisi può avere delle sensazioni strane a livello visivo, olfattivo, uditivo o spaziali (come “vedersi dal di fuori”). In alcuni casi possono esserci anche dei tremori in una sola parte del corpo;
  • crisi parziali complesse : in questi casi si ha un cambiamento dello stato di coscienza, simile ad uno stato di trance. Durante queste crisi il soggetto intraprende comportamenti di cui in genere non conserva memoria.

Epilessia: cosa fare

Per fortuna non occorre essere necessariamente un medico o un infermiere per poter aiutare chi sta avendo una crisi epilettica, ma basta seguire poche e semplici indicazioni:

  • restare calmi: agitazione e panico danneggiano chi vuole aiutare;
  • non cercare di immobilizzare chi ha una crisi: a causa delle convulsioni, si rischia di farsi male a sua volta;
  • guardare l’orologio per capire quanto dura la crisi: è un informazione utilissima, poiché se la crisi dura più di cinque minuti, occorre chiamare l’ambulanza per evitare al soggetto gravi conseguenze;
  • posizionare sotto il capo del soggetto qualcosa di morbido, come una giacca o un maglione: lo proteggerà dal ferirsi accidentalmente la testa;
  • se chi sta avendo una crisi ha schiuma o liquidi che gli fuoriescono dalla bocca, occorre girarlo di lato per far defluire i liquidi ed evitare il soffocamento;
  • evitare di mettergli oggetti in bocca
  • allentare gli indumenti troppo stretti;
  • cercargli i documenti di identificazione, per poter fornire questa indicazione all’ambulanza;
  • restare col soggetto finché non si riprende o non arriva l’ambulanza.

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