Flora batterica intestinale alterata e Celiachia sono connesse?

Ormai la celiachia è considerata non più una malattia rara, ma cronica ad elevata familiarità: sappiamo infatti che circa il 30% delle persone ha la predisposizione genetica per la celiachia; questo comporta che questa popolazione ha un rischio di sviluppare la malattia durante tutta la sua esistenza. Sappiamo anche che i genotipi HLA-DQ2 e HLA-DQ8 sono presenti nel 95% dei soggetti celiaci, ma la loro presenza che non è l’unica condizione che fa insorgere la patologia.

Ad oggi ancora non sappiamo cosa comporti l’insorgenza della malattia né sappiamo spiegarci la varietà di sintomi con cui si presenta, ma si stanno facendo dei passi in avanti. Un recente studio del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha scoperto che quasi tutti i soggetti celiaci hanno altri geni, definiti a rischio o predisponenti per altre patologie autoimmuni, che li esporrebbe ancora di più al rischio di sviluppare la celiachia. In altre parole, chi ha un disordine autoimmune come la Tiroidite di Hashimoto, il diabete di tipo 1 e l’epatite autoimmune, ha un maggior rischio di sviluppare la celiachia poiché gli anticorpi già attaccano altri organi del corpo non riconoscendoli come propri.

Altre ricerche hanno rilevato che bimbi con i genotipi HLA-DQ2 e HLA-DQ8 a cui sono introdotti più tardi nello svezzamento i cibi con glutine, presentano un esordio più tardivo della malattia.

Uno studio tedesco pubblicato sull’America Journal of Epidemiology ha mostrato invece che c’è un rischio più elevato di sviluppare la celiachia in soggetti che nel primo anno di vita hanno avuto infezioni del tratto gastrointestinale e in misura minore anche in soggetti che, durante il primo anno di vita, hanno avuto infezioni del tratto respiratorio. Ciò porta a pensare che un cambiamento precoce del microbioma o una eccitazione precoce del sistema immunitario possa essere connesso alla malattia celiaca.

Cosa è la flora batterica intestinale?

La flora batterica intestinale, meglio nota come microbioma, è l’insieme dei batteri benigni che vivono nel nostro intestino. Sono circa 100 miliardi e grazie ai progressi della genetica e delle biotecnologie, riusciamo a conoscerli sempre meglio: ad oggi sappiamo che non solo sono importanti nei processi digestivi, ma che modulano anche i processi di difesa contro i patogeni, mantenendo integre le pareti intestinali; sappiamo inoltre che alcuni ceppi del microbioma possono dare reazioni infiammatorie locali, che indeboliscono la barriera intestinale aumentandone la permeabilità. Perciò occorre seguire una dieta bilanciata ricca di fibre dove i batteri buoni (i lactobacilli contenuti nei fermenti lattici, per esempio) aumentano a discapito degli altri.

Sappiamo inoltre che nei malati intestinali cronici come i celiaci o anche negli obesi, il microbioma è alterato rispetto agli individui sani, con un aumento delle popolazioni di Lactobacillus sp. e di Bifidobacterium bifidum. La cosa interessante è vedere come nel celiaco il microbioma tende a normalizzarsi appena si inizia a seguire la dieta senza glutine. Si è anche visto che in bimbi celiaci con ancora dieta libera, c’è una presenza più alta dei ceppi di batteri intestinali responsabili delle alterazioni della mucosa intestinale.

Che connessione potrebbe avere con la celiachia?

L’ipotesi a cui stanno lavorando i ricercatori è che quando il microbioma si altera, non riuscirebbe più a garantire l’integrità della barriera intestinale; questo renderebbe i soggetti geneticamente predisposti più inclini a sviluppare la malattia celiaca. Il glutine infatti arriva all’intestino tenue digerito solo in parte e questi prodotti intermedi di digestione, chiamati peptoni, attraversando la mucosa intestinale, richiamerebbero in sede anticorpi e batteri del microbioma, dando via alla reazione infiammatoria tipica della celiachia di cui si vedono gli effetti nella biopsia intestinale.

Se quest’ipotesi fosse confermata, spiegherebbe in parte l’insorgenza in età così diverse dei soggetti, ma aprirebbe la strada a nuovi interrogativi ( come ad esempio se la barriera intestinale lesionata sia una causa scatenante o un effetto della celiachia). Quello che però appare chiaro è che esista una connessione fra il microbioma e la malattia celiaca, così come le allergie e le intolleranze.

 Il celiaco deve assumere probiotici?

Alcuni studi hanno dimostrato che integrando i probiotici nella dieta del celiaco, può rappresentare un valido supporto per la terapia: alcuni celiaci infatti, definiti refrattari, nonostante la dieta aglutinata possono soffrire di disturbi intestinali come la diarrea. Per questi pazienti, e per i celiaci in generale, una volta appurato se e come il loro microbioma sia alterato, il trattamento con probiotici e prebiotici è consigliato e risulta efficace nel miglioramento delle loro condizioni di salute generali.

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